Una partita vissuta pericolosamente.

La giornata è scivolata via, distrattamente veloce. Ogni azione, ogni progetto, ogni pensiero, ha mantenuto uno sfondo palese, chiaro, indelebile. La partita. La Germania. L’Italia. I Mondiali. Ogni qualvolta la mente furbetta sgusciava via da ciò che stavo facendo, il groppo in gola saliva, l’esofago si irrigidiva. Il pensiero si concentrava sulla sera e su ciò che avrei potuto provare. E’ solo una partita di calcio pensavo, certo. Ma poi mi dicevo, no. Non è solo calcio. E’ semplicemente calcio! E’ ben diverso. Il calcio è quella cosa che genera mille altri ragionamenti. E’ lo sport dalle sfaccettature infinite. Il mondiale è la manifestazione che ha più significato e più significati. Ieri non era solo calcio, era semplicemente calcio, semplicemente Italia-Germania. Passato, leggenda, trionfi. Ma anche immigrazione, aspetto sociale, stereotipi, integrazione. Non potrà questo 2-0 cambiare il passato, né le condizioni sociali, ma io sono sicuro che oggi qualcuno più di ieri starà camminando a testa alta, con il petto in fuori, guardando l’omino in fronte a sé negli occhi. Fiero, solenne, impassibile, ma con un vulcano nel cuore. E che sia un manager o un semplice e povero garzone di pizzeria, oggi ha l’inno di Mameli che scorre nelle vene e lo fa camminare a ritmo di po popopo popopo popopo popopo ppo po, pensando ai suoi fratelli d’Italia.
Quella di ieri è stata una roba surreale, pazzesca, incredibile. La radio accompagnava il mio viaggio in autostrada, direzione Place Napole, teatro di mille rappresentazioni, sportive e non. Ma poi la tensione saliva, era insostenibile e allora fuck, facciamola sfogare questa carogna che ho dentro. Metallica in autoradio e ultimi chilometri scuotendo la testa come un matto.
L’ambiente era quello giusto, una sporca dozzina di cristiani che si aprono birre a ripetizione, mangiano patatine, mandorle e non ricordo cos’altro perché ero già in trance agonistica.
La scelta dei posti. Mi guardo intorno e decido per un secondo anello, più agile e libero per ogni eventuale schizzo di follia. La Gattona a sinistra e l’Avvocheto a destra. E l’Inno abbracciati, cantandolo e guardando i ragazzi inquadrati.
Poi è un misto di emozioni. E’ magia. Paura, speranza, trepidazione. Corse in bagno ad espellere i litri di birra che si trangugiano tra un urlo e un forza. Sigarette spente a ripetizione e occhi che non si staccano dalle immagini. Così. Primo tempo. Secondo tempo. Cazzo, i supplementari, ma come faccio? Attimo di pausa. Primo tempo supplementare. Secondo tempo supplementare. Ormai ebbro, non so più cosa pensare. I minuti scorrono via, lo spettro sono i rigori, ormai ad un passo.
Mancano un paio di minuti e gli dei del calcio d’improvviso cascano dal letto, bruscamente svegli si ricordano di tutta la merda che abbiamo mangiato nei giorni che hanno preceduto la sfida. Parassiti, garzoni e quant’altro. Fanno un trillo a Giotto, che prende pennello e tempere e disegna quella magica parabola di Grosso che l’odioso Lehman cerca invano di fermare. Ragazzi, è scoppiato il finimondo, non so cosa sia successo, ma sono piombato in mezzo alla stanza abbracciando chiunque. Lanciati gli occhiali da vista sul tavolo, ho iniziato ad alzare verso il cielo un po’ di persone che malauguratamente mi capitavano tra le braccia. Un minuto dopo la scena si ripete, con Del Piero che finalmente fa un gol che conta qualcosa in nazionale, doppiamente contento perché lo reputo uno dei pochi signori nel calcio, ma oggi non conta.
Il fischio finale mi regala serenità e stanchezza, come se avessi giocato io. In parte forse è così. Ognuno di noi ha giocato la sua partita, con le proprie emozioni, con i propri fioretti, con le proprie speranze.
Il viaggio verso caso è un sorriso ebete, stampato in faccia, tra un semaforo rosso e una strombazzata alle macchine tricolori, incapace di realizzare il mix tra l’ubriachezza, la stanchezza, la felicità.
Alle 8:30 questa mattina ho già la mia gazzetta, più rosa che mai. Dalle 9:00 alle 10:00 sono seduto su una panchina in un tristissimo minuscolo parchetto. Io solo. E la mia gazzetta. Un’ora di lettura. Concentrato ed indisturbato mi sono sbranato la gazza. Poi la partenza verso casa. In macchina Deejay chiama Germania, fermo nel traffico sento la telecronaca di Caressa del gol del vantaggio, rido, pelle d’oca e pugno stretto agitato urlando “Grandi, Grandi”, gli altri autisti mi guardano sgranando gli occhi, prendendomi, immagino, per pazzo furioso. In autostrada ad un certo punto vedo il lontananza quel che resta di una mini…nera, bombata, settata, tamarra. Penso che solo due categorie di esseri umani possono arrivare a tanto: uno svizzero od un tedesco. Cavolo, fa che sia il secondo….fa che sia il secondo. Uno splendido esemplare di crucco teutonico! Metto la freccia e lo supero, quando gli sono a fianco mi giro e lo fisso! Manco a dirlo me la do a grosse risate e questo mi guarda come a dire “ma che cazzo vuoi!?”, alzo la mano e agito le cinque dita per salutarlo, poi me la filo ridendo a crepapelle…tavoletta giù..a tutto gas, non voglio perdermi neanche un tg, per non parlare di studiosport. Voglio rivivere tutte le emozioni di ieri sera, esultare ancora una volta e pensare alla lezione che abbiamo dato ai simpatici tedeschi…perché in fondo è semplicemente calcio.

3 commenti:

el Niño ha detto...

era da tempo che aspettavo una partita così... all'atzeca non c'ero ancora, in spagna ero troppo piccolo per capire.... erano 6 anni che portavo dentro il ricordo di una sfida epica, contro l'olanda agli europei... questa è più bella, è una goduria immensa... se avessi potuto scrivere la storia di questa semifinale la avrei scritta così, con 2 gol agli ultimi minuti, 2 gol splendidi, con uno di pinturicchio, se lo meritava... per zittire quei fischi, quella teutonica arroganza... hai ragione feffo, è incredibile come una semplice partita di calcio ti possa rendere cosi felice... è da ieri che non penso ad altro. grazie fabio, grazie gigi, grazie ringhio, grazie andre, grazie a tutti.

IlTwiga ha detto...

Serata indimenticabile.. e perfettamente narrata dal può Feffo... Ora che dire.. Zizou ha appena regalato con il suo tiro dal dischetto la finale ai suoi.. Domenica sarà la sfida delle sfide, si fermeranno 2 nazioni, così vicine geograficamente, ma totalmente opposte nel modo di vivere e di pensare.. Sarà la Pizza contro la Baguette, Lo spumante contro lo Champagne, L'Equipe contro la Gazzetta... Sarà semplicemente Italia vs Francia, 6 anni dopo la beffa dell'europeo, griffato dal golden goal di Trezeguet... Ma questa volta il finale è ancora da scrivere.. Ho già i brividi...
Stringiamoci a corte siam pronti alla morte.....

Giangio ha detto...

...Feffo, ho sentito blatter per fare anticipare la partita a domani: a lui andava bene, agli azzurri ed alle merde anche..l'unico problema è che non c'è il campo..domani sera allo stadio di Berlino c'è una sorta di derby del cuore..ma porca troia....CEROTTI!!!!!!!!!!!!!!