Thursday, June 18, 2009
Elucubrazione digestiva.
Girovago nei meandri delle mie terminazioni nervose, incapace di dare un senso al mio peregrinare, scaccio carezze, come mosche e interpello il libero arbitrio, unica grande illusione rimasta. La sua indipendenza è il tremendo inganno su cui si fondano le speranze più vulnerabili, questo perchè asservito a dipendenze emozionali che opacizzano la logica razionale necessaria per portare a termine un florilegio di impulsi. Allora lì c'è l'istinto. E lo spirito di sopravvivenza. Il resto sono percezioni sensoriali, come le fotografie.
Un MI di nylon tinteggia nell'aria scale armoniche che pungolano i miei timpani, rendendomi difficoltoso percepire il labile confine tra le lusinghe musicali ed il fastidio delle vibrazioni troppo dispettose ed irriverenti. E' tutto tremendamente suggestionato da un relativismo imprescindibile, corretto da frazioni di sensazioni che fanno del situazionismo un assioma innegabile. Quando il dispetto assume i contorni di probante ritorno alla vita; quando lo sporco sistema l'infezione; quando le affinità elettive si palesano bislacche. Quando. Allora hai un problema. Lo spasso è dietro il punto di vista. Il sentiero già tracciato, un concetto labile: il destino e gli astri, antitetiche comari. Il fato sussiste solo quando è pessimo, canaglia infame contro cui riversare le proprie mancanze; gli astri sono una scienza esatta qualora mi indichino il bene supremo. Altrimenti tanto, quale stolto essere si può far condizionare. E si torna al relativismo. Con un briciolo di qualunquismo.
Tuesday, May 19, 2009
Maledizione onirica.
Tuesday, May 05, 2009
Aggiornamento intestino.
Tuesday, April 14, 2009
Tra un conato e l'altro.
Thursday, April 02, 2009
I conti con il mio autismo.
Tuesday, March 31, 2009
Tanti auguri di buon compleanno (a me).
Tuesday, March 17, 2009
Atto di dolore.
Perdonami padre perché ho peccato in pensieri parole e opere. Ed ora mi chiudo a riccio nella mia infinita disperazione, sfogando su me stesso le pene in un’implosione molecolare nauseante. L’autismo di cui sono affetto è un connotato con cui mio malgrado ho imparato a coesistere, salvo poi odiarlo a morte ed odiarmi per ciò che sono diventato. La successione delle difficoltà che hanno goduto delle mie fatiche ha creato un cuneo in grado di sfondarmi il petto al solo avvicinamento dell’essere umano. Odio l’incapacità dialettica e gestuale che correda una sfera emozionale che, ovattata, esiste e combatte una sfida impari con un sistema nervoso totalitaristico. Perdonami padre perché ho gettato nel cesso sguardi e sussurri, comprensione e infinito amore. Perdonami padre perché sono un reietto ritardato. Il confronto con le mie paure è schiacciante e la tenzone persa in partenza. Terrorizzato subisco incubi notturni alternati ad una solitaria angoscia che stringe fra le sue dita la bocca del mio stomaco incapace di urlare e chiedere aiuto. La saccoccia in cuoio non contiene più polvere magica, non si può più volare, ma strisciare è desolante, resta solo odore di rimpianto e qualche goccia di un rimorso che tende a non attenuarsi. Essere inferiore chiedi perdono al padre per ciò che non hai inteso, per ciò che hai sottovalutato, ritrovandoti con un pugno di mosche con le quali ingozzarti. Soffocatici e strilla. Il tormento danza un tango sul mio petto. Perdonami padre. A me neanche piace il ballo. La realtà spesso sfugge alla fantasia, dimostrando che la relatività dei limiti esiste ed è un problema concreto; laddove la fantasia non si lascia catturare, rifiuta di essere rigettata nel recinto triste e sporco, la realtà già ramazza per terra polvere e merda. Una focacceria sulla mia strada: è chiusa. Una voragine di freddezza, distacco ed una corazza forse mai più penetrabile sono tutto ciò che rimangono. L’ultimo ricordo di un sogno. Un mostro a testa china chiede perdono al padre, perché ha peccato. Atterrito dall’ingratitudine della fine, raccolgo da terra qualche manciata di ricordi per non sporcarli irreparabilmente. Li racchiudo nella saccoccia in cuoio, chissà che avanzi di polvere magica non regalino loro la lucentezza che meritano, proteggendoli dalle lancette del tempo e dalle ferite infette che colano un liquido tiepido, color porpora. Colore della penitenza. Perdonami padre perché ho peccato.









