Le conseguenze dell'amore.

Tempo fa Ste mi consigliò la visione di un film secondo lui eccezionale. Naturalmente gli ho dato retta e lo vidi. Bene, ieri mi è capitato di vederlo nuovamente e mi ha lasciato le stesse incredibili impressioni della prima volta. Un film geniale, Le conseguenze dell'amore, pazzesco e strano. Ora, non scivo per una recensione del film perchè non ne sono minimamente, lontanamente, assolutamente, ..ente in grado. Quando la gente mi parla di fotografia, interpretazione, angoli di ripresa non ci capisco nulla. A me un film o piace o no. Oddio, a volte posso dire più o meno, però raramente sono in grado di fare grosse recensioni critiche sulla qualità del prodotto. Lascio queste incombenze a chi se ne sente in grado e vi dico un'altra roba.
Alla prima visione mi era piaciuto molto, lento e pensieroso il protagonista. Lunghi silenzi, ad immaginare cosa potesse passargli per la testa. Ieri però mi ha colpito una cosa che non avevo colto e di fatto non so se sia un vero e proprio messaggio. Il protagonista vive in un albergo di una cittadina sconosciuta. Senza volervi raccontare la trama, lui è lì, vive una sorta di vita ripetitiva, lenta e noiosa. Nella sua solitudine, in parte volutamente cercata, in parte naturalmente trovata. L'albergo appare lo scenario ideale. E' proprio questo che volevo dire, proprio quello che ieri sera mi ha colpito. Ad inizio anno ho vissuto in albergo per, sono costretto a usare proprio questo termine, lavoro. Un mese e mezzo direi, giorno più, giorno meno. A fianco di persone all'inizio assolutamente sconosciute, poi via, via più vicine, più intime, diciamo amiche. Persone che tutt'ora sento e che mi hanno dato molto. Tuttavia l'albergo è una zona di confine. E' una sistemazione di fortuna, temporanea. Mai completamente tua, quand'anche (è una vita che voglio usarla!) tu ci viva per periodi più o meno lunghi. Ieri le immagini del film mi hanno rafforzato questa sensazione, la freddezza delle mura intorno a te e il distacco delle persone. La freddezza e la formalità con cui ci si parla. Per colazione ti dovresti pure rendere presentabile, niente di che per carità, ma non è il massimo arrivare in saletta con capelli alla Edward mani di forbici, alito da scarpe di gomma e membro barzotto, memore di una nottata vissuta tra le lenzuola del lettone di Pamela Andersson. L'albergo è così, una sorta di mondo sospeso, in cui tutto è ovattato e particolare, lontano e apparentemente poco conosciuto, mentre in realtà non si può scappare dagli occhi e dai giudizi degli altri personaggi in cerca di autore. Ma tu sei lì, ti guardi intorno, occupi il tuo posticino, cercando di renderti meno visibile possibile agli altri, cercando di scavarti la tua nicchia e di sopravviverci al suo interno, senza bisogno di nessun'altro. Se ci pensate bene e vi guardate il film, secondo me avvertirete in parte questa strano modo di vivere le hall ed i corridoi degli hotel.
Poi c'è una scena geniale, accompagnata da una canzone che è a dir poco favolosa, collocata al posto giusto nel momento giusto ed un consiglio genuino ed incosciente...non bisogna mai smettere di avere fiducia negli uomini, dottore.

2 commenti:

Roy Makaay ha detto...

Consigliato a sua volta dal sottoscritto... che suggerisce anche il suo primo... "l'uomo in più"...

spiderfedix ha detto...

come faremmo senza di te..preciso, puntuale e sopra ogni schema. W Nasone Makaay!