Ciao Coda di Lupo.


Il fantasma dell'adolescenza svanita mi porta a vent'anni fa, esatti. Sono malato. Niente di grave, una banalissima influenza. Sono sotto le coperte del letto di camera mia. Radio accesa. Durante il consueto spazio dedicato alle notizie, sento una voce vacillante, rotta dalla commozione che comunica la scomparsa di Fabrizio De André. Ho diciannove anni. Non ancora, ad essere onesti. Li compirò nel giro di un paio di mesi. Abbondanti.
La notizia mi intristisce tremendamente.
Facendo ancora qualche balzo indietro nel tempo, strattonato dal fantasma della fanciullezza andata, sono alla scuola elementare ed il programma prevede che la maestra racconti ai suoi alunni storia, usi, costumi, vicissitudini degli Indiani d'America. Quella maestra, che non ringrazierò mai abbastanza, per introdurre l'argomento ci fa sentire Fiume Sand Creek di Faber. 
Ed io quella scena me lo ricordo ancora come fosse ieri. 
Perché da ieri per me Fabrizio De André è qualcosa di sacro, pur dubitando che lui apprezzerebbe esserci accostato.
Vent'anni fa esatti se ne andava un Poeta meraviglioso, un Cantautore unico ed inimitabile. Se ne andava un anarchico, un anticonformista. Se ne andava un essere umano che nel suo viaggiare in direzione ostinata e contraria ha spesso cantato una realtà barocca. Una versione non comoda, tendendo la mano, offrendo un supporto ad emarginati, meno fortunati, dimenticati, a minoranze. 
Se ne andava un Artista che ha spesso dedicato un pensiero a quelle categorie di persone che è sempre stato più facile criticare, contestare o, peggio, non considerare.
E se ne andava un Intellettuale che ha sempre fatto quel che sopra ho malamente riassunto con una cultura, una ricerca, una passione, un tormento veicolati nella lettura, nello studio, nella curiosità, nella scoperta. 
Dipingendo con i suoi versi immagini, figure retoriche, storie e poesie che sono di una bellezza smisurata e un inestimabile testamento per tutti coloro che lo desiderano.
Dedico questa memoria a Faber. E dedico queste righe a tutti noi. Me per primo. Nella speranza di non scordare i suoi pensieri, la sua tolleranza, la sua apertura di spirito. 
Il suo rivolgere uno sguardo nell'oscurità.
In questi anni di decadenza culturale, sociale e civica.
In questo tempo di paure, divisioni e aspre battaglie dialettiche e non.
In questo contesto maleducato, arrogante, irrispettoso.
In questa realtà dove lo studio, la scienza, la cultura, il sapere sembrano non essere più valori da premiare, inseguire, imitare e a cui ambire.
Dedico a Lui, a me e a tutti quelli che ne hanno voglia, piacere, curiosità e bisogno questo album.
Quello che per me è stato un inizio e che non avrà fine.


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