Seekers and Finders

Interno. Camera da letto. Buio.
"Ma no papino, tu vai in Liguria."
"..."

Interno. Ufficio. Pc acceso, luce che illumina la stanza. Carnet degli appunti. Dita che battono sui tasti; uno sguardo fuori dalla finestra a cercare una migliore ispirazione, il sinonimo più elegante, la forma più convincente. 
Una manciata di fratelli che sgattaiolano in avvicinamento.
Una mail per modellare il futuro, un furgone per dipingere un weekend.
La mente parte, un elastico la richiama; tasto invio! 
Menù - Arresta il sistema. Spegni il cervello esci ed abbracciali tutti. Ed una sorpresa.

E poi esterno. Interno. Esterno, talvolta dehor. Frigo, stappa, brinda, bevi.
Accelera, andiamo, dobbiamo dipingere, non abbiamo tempo da perdere.
Frasi interrotte, parole rubate, sguardi che ammoniscono la lingua che non si tace.
Allora chilometri, pacche e sole alle spalle. Una sosta.
Taralli, stappa, brinda, cambiati ed una nuova sorpresa.
Il gruppo si allarga, la famiglia cresce, i fratelli aumentano. Il bene lo tocco, lo lecco, lo assaggio. Mi commuovo.
Via, non c'è più tempo da perdere. Riprendi i pennelli, mescola le tempere, crea nuovi colori.
Dobbiamo dipingere: non te lo scordare!
Al bivio a sinistra, non ti confondere. Non chiudere gli occhi, io ho staccato la spina.

Esterno. Mare. Ore serali. Strada che sale. Torna indietro, non si è mai visto che per andare al mare devi salire. 
Volta i tacchi. Caruggi. Dehor. E la famiglia si ingrandisce ancora. Ed i fratelli abbracciano altri fratelli. 
E la fame viene tenuta a bada e la sede viene sedata. E viva noi e viva la vita. E viva Cialda.

Esterno. La luce del sole gioca a nascondino con le gocce di pioggia. E la fame brontola.
Interno. Quattordici coperti. Ed una nuova sorpresa. Marmi, tartarughe e pesci rossi. 
Prosecco, sarde e fugassa. La piscina sul terrazzo, la voglia di mare, il pallone, il silenzio. Tutti in allarme. Il male ai piedi. Chi confabula, chi fa pipì in acqua, chi spara pallonate verso la sciura, chi centra il bambino. 
Ed il padre che impreca. 
Salta fuori che si va. Dislivello. Confine svizzero, fuso orario.
Fatti la doccia, pronti, attenti, via. Dobbiamo dipingere, dai.

Esterno. Tramonto, zanzare ed una locandina. Ed è una sorpresa. Il puzzle si sta ricomponendo. Viva la vita, perdio. Viva i fratelli. E viva pure le danzatrici hawaiane. E viva ancora le sorprese.
Ormai è sera. Vino rosso e petto nudo. Chitarra, voce e violino. Percussioni.
Cheers, fratelli miei. 
E salta che ti passa e poga che si spassa e passa che si fuma. E bevi che sta bene. 
E salta che piove e che ti senti vivo e con il sangue bollente.

Il resto sono file indiane, cani con la sinusite. Calci volanti, ascelle pezzate. 
Due zombie e tuo zio sulle scale in abito floreale che fascia forme generose.
Sproloqui, lezioni di economia, sandali numero 44 e ciabattine con il pon pon di pelo rosa shocking.
Pasti luculliani, barbera da Emozioni, ricordi di dieci o quindici anni fa. Quando ti rendi conto che il tempo sta galoppando come un cavallo imbizzarrito, ma tu ci sei sopra e non hai nessuna intenzione di mollare la presa, di mollare il colpo, perché a star sul dondolo son poi buoni tutti.  
Ma a noi piace tenere
botta.

E poi nuovamente Interno. Pc acceso. la luce è spenta, la musica suona. 
Le dita ripartono a sfiorare i tasti. Li fissi, richiami le immagini, i suoni, gli odori, i colori.
Pulisci i pennelli, chiudi i tappi e riordini le tempere. E le idee.
Perché i fratelli hanno spaccato. 
Perché mi hanno riempito il cuore e mi hanno regalato un quadro di quelli dal valore inestimabile. 
Devo fissarlo nella mente, perché il tempo non lo sgualcisca.
Perché ero commosso dietro a quegli occhiali da sole.
E non sono uscite molte parole, perché il naso frizzava e la gola si strozzava e la voce si deformava.
Allora mi nascondevo dentro ad un abbraccio.
Che vi leghi per sempre. E che sempre sia lodato.
Come il bene che vi voglio. 
E che mi avete dimostrato.

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