Dreams


Chiudendo gli occhi mi sono sempre immaginato un sole alto che si riflette sul mare. Delle onde, vento forte, una barca a vela ed un delfino, lanciato come un fulmine a saltar fuori dall'acqua. 
Tanto a quindici anni, quanto oggi che di anni ne ho più del doppio.
E le giornate volano via veloci come il vento, che neanche te ne rendi conto di quanto siano trafelate, disordinate, che quando ti fermi un secondo a tirare il fiato, ti gira la testa e ti prende una strana sensazione di non aver più tempo di fare, di dire, di imparare, di scoprire. Di insegnare. E allora via di corsa di nuovo, perché tutto va via. Perché tutto deve andare.
Che anche se ti ci senti ancora quel ragazzetto con i capelli improbabili ed i brufoli sulle guance, se ancora ti ricordi quei pensieri sul futuro, sulle prime vacanze al mare da solo, sulla tipa carina di quinta, se anche hai ancora in mente quel pessimo sapore del mattino dopo le prime sigarette, della vodka alla pesca...alle volte il risveglio è brusco. Indelicato.
Uno schiaffo in pieno volto e realizzi che tutto quanto è solo un meraviglioso, intenso, lontano ricordo; quando la vita era talmente complicata, travestita da problemi irrisolvibili, insormontabili, che al risveglio il mattino dopo neanche te li ricordavi più.
Sono passati un sacco di occhi da qui, un sacco di storie. Qualcuno c'era da prima che tu ti lagnassi per la prima volta e qualcuno se ne è già andato, lasciandoti - almeno quelli importanti - un sasso nello stomaco, che di tanto in tanto si fa sentire.
Questa sera sono stato sbalzato fuori dal finestrino della macchina e sto ancora vagabondando in cerca di ricordi, di immagini, di polpastrelli e di labbra; sto ravanando nello zaino dell'eastpak. Sto facendo i conti con i miei grandi sogni di fanciullo, con i compiti di latino, con la festa al libera e con le compilation con i Cranberries. Che se chiudo gli occhi, ancora me lo vedo quel delfino. E quel capello improbabile.

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