Ci vuol farina del proprio sacco.

Posare il bicchiere qualche centimetro più in là, chiamare la sedia a sé, accomodarsi e prendere la tastiera come se non avessi mai fatto altro in vita tua. Come se da quello dipendesse ogni tuo singolo respiro. La tua soddisfazione. Nella perenne speranza ed agitata attesa di rendere il pensiero un qualcosa di definitivo, immortale. Imperituro. C'è stato un tempo in cui scrivevo perché era l'unico modo che conoscessi per liberare i miei mostri senza il bisogno che qualcuno stesse lì ad ascoltare, ad annuire o a rispondere con qualche frase fatta del cazzo. Non ce n'era alcun bisogno. 
Poi le cose cambiano, vanno via veloce che neanche te ne rendi conto e quando ti volti indietro, lo fai per guardare gli occhi celesti come il cielo di una biondina di novanta centimetri o poco più.
Quel tempo non è né lontano, né vicino, ma si è truccato e messo un qualcosa di presentabile addosso ed arpeggia le corde di una chitarra acustica, nell'attesa che realizzi il tuo intorno; ammesso che ce ne sia veramente bisogno.
Siamo fatti di occhi di diversi colori, siamo fatti di pensieri - diversi dai nostri - siamo fatti di strette di mano e di cazzotti, di conati di vomito e di lacrime; siamo tutto questo e molto altro, cercare di discernere, di cancellare o di filtrare a piacimento i fattori sarebbe esercizio tanto stupido, quanto banale. Non ci resta che accettarlo e, al più, correre al negozietto all'angolo e riempire il cestino con qualche ingrediente esotico, piccante, gustoso.
Così cresciamo, così ci modelliamo sulla base delle nostre relazioni ed esplodiamo nella razionalizzazione degli eventi, prendendo di petto l'alba di ogni merdoso eppur fantastico giorno: che sia mantra od imposizione, l'apertura degli occhi su un nuovo giro di orologio è l'ultima scintilla irrazionale che le tenebre notturne ci lasciano in dono, dopodiché è galoppo stretti alle briglia. Dove c'è bivio, c'è scelta, dove c'è ostacolo, c'è prova. C'è sforzo, esercizio, coordinazione ed infine soddisfazione. Ad andar male, tumefazione, convalescenza, guarigione ed evoluzione. Crescita.
Ti specchierai nello stagno dell'eterna giovinezza, potrai chiedere a quel visino bambinesco cosa pensi di te; potrai chiedere di rinfrescarti la memoria rispetto ai sogni che facevate insieme, con gli occhi incantati, fissi sull'orizzonte. Che sia ispirazione ed adrenalina.
Questo approccio è come un libro abbandonato sopra al
comodino: sai che è bello e che ti prenderà e che ti piacerà, ma non riesci a prenderlo, a soffiarci via la polvere e gettarti nella lettura. 
Troverai la forza, troverai il coraggio e se non lo troverai - per i motivi che saranno i più legittimi, perché sono i tuoi - lascialo lì dov'è per sempre, tanto di disordine ce n'è sempre un po'.


1 commenti:

ventodiprimavera ha detto...

Ti stai specchiando nella luce :-D