Ti racconto una roba.


Ne discorrevo svogliatamente l’altra sera con il mio amico conte, quando di punto in bianco me ne esco con una sorta di ebbra confessione, argomentando come ci siano alcuni non rari momenti in cui mi pare che l’ultimo baluardo scoglio cui abbiamo la possibilità di appigliarci sia, romanticamente, la nostalgia.
Pur formandoci con un accezione negativa, triste, quasi da rigettare della stessa e quasi come fosse foriera di un blue che ti si appiccica addosso; e con il passare del tempo non farà altro che soffocarti, intasando ed ingozzando ogni singolo poro della tua pelle. Quasi fosse una gelatina viscosa. Che ti trascina in fondo, senza che tu possa riemergere, quand’anche tu magari ti stia inzuppando i piedi in una pozza. Torbida per lo più.
Esiste un sottile confine tra la nostalgia di un inverno lontano ed il sogno di una nevicata copiosa, se capisci cosa intendo. Si può avere nostalgia per una spiaggia mai vista, invero. Qui sta il balocco, qui ti giochi le tue carte con quanto di più profondo tu possa avere.
Vivi giorni concitati, fatti di colonne sonore ed immagini che forse non ti rappresentano o che addirittura nulla hanno a che fare con te e ti freghi le mani con un nervosismo non sano, poco utile foss’anche solo per scaldarti le mani gelide.
Come le immagini che vedi scorrere dal finestrino di un treno che procede a velocità costante.
Quello che intendo dire, o meglio descrivere, condividere è quella sensazione di nostalgia che puoi nutrire nei confronti di un non vissuto che mai ti è appartenuto e forse proprio per questo è quanto di più vicino alla tua vera essenza. Una dimensione priva di uno spazio e di un tempo meglio definiti, poiché è frutto della tua fervida immaginazione. E’ lì che un passato mai vissuto ed un futuro da dipingere si fondono insieme, creando una bobina del tutto nuova, viziata da una libertà vera, genuina ed istintiva. 
E’ lì che viene il difficile. Quando devi fare i conti senza gli imbrogli dei compromessi quotidiani, quando l’evasione è a portata di mano, o meglio, di immaginazione; quando farsi tirare giù, nel vortice della negatività di ciò che ti hanno detto essere pericoloso, è facile.
Quella soglia labile e dai contorni imperfetti che separa un sognatore da un nostalgico, frutto di interpretazione forse, o di modi opposti di vedere le cose. Al solito, il messaggio non ha né capo, né tanto meno ha la pretesa di avere una coda. Sono una manciata di considerazioni fugaci, gettate senza un accenno di criterio.
Sono un canto di speranza che proviene dalla cuffie in questa serata che si scurisce, accarezzata dal vento.


2 commenti:

Baol ha detto...

Guardo la foto che c'è all'inizio del post e godo perché quella strada l'ho fatta giusto quest'estate *.*

(il post è, come al solito, bellissimo)

takajiro ha detto...

che strada eh…fa venir voglia di raccontare… :)