Quella volta.

Quella volta che ho detto "massì, vaffanculo". Quella volta che col nastro adesivo ho legato una mia compagna di classe alla sedia, per poi prenderla di peso e portarla in mezzo al corridoio. Quella volta che tutti mi stavano sul culo. Quelle volte. Quella volta che non ci ho capito un cazzo. Quella volta che pensavo che allenandomi bene fin da bambino, avrei davvero potuto "fare il calciatore, da grande". E quella volta che mio padre mi ha spiegato che non ce n'era. Quella volta, la prima, che mi sono innamorato. E quell'altra, l'ultima, che è successo. Quella volta che ho realizzato che se vuoi salvarti la pelle, devi violentarti. Devi lottare per essere felice. E devi essere leggero. Quella volta, quella stessa volta, ho capito che la serenità è una conquista. Quella volta che l'ho fatta grossa, innescando una reazione a catena che non ero in grado di controllare. Quella volta che col motorino non ho rispettato lo stop. E l'ho fatto di proposito. Quella volta, la prima, che ho fatto l'amore in macchina. Quella volta che mi son beccato un "belin, ma allora sei scemo" da mio padre e non avrei potuto eccepire una sola virgola. Quella volta che avevo "un blocco" ed era talmente assurda la cosa, che era verissima. Quella volta che non ho avuto il caroaggio di dirlo. C'è anche una volta che non sono stato forte abbastanza da abbracciarla. Quella volta che avevo così paura che i cani si sarebbero persi, che ho iniziato a rincorrerli, in montagna. E per poco non ci lascio il cuore, in montagna. Quella volta che ho okkupato la scuola. Oggi non ne ricordo il motivo. Quella volta probabilmente neanche lo sapevo. Quella volta che sono tornato indietro a dare l'ultimo bacio sulla fronte di mio nonno. Quella volta che mi sono laureato. Sì, è successo. Quella che credevo che non avrei più respirato, che l'ansia mi avrebbe divorato, che quel tarlo mi avrebbe corroso. E quella volta che mi sono svegliato e stavo bene. Di nuovo. Quella volta che avrei dovuto prenderla per mano, farla sedere e spiegarle che andava tutto bene, che era caduta. Che si era sbucciata il ginocchio, d'accordo anche le mani ed i gomiti. Ed era vero, aveva preso una brutta botta anche sul mento, ma tutto sarebbe passato col tempo, tutto sarebbe stato un lontano ricordo. Quella volta che ho fatto bene a mordermi la lingua. Quella volta, la prima, che ho visto il Boss dal vivo. Quella volta che mia madre in lacrime mi ha stretto forte. E non riusciva più a mollarmi. E quella volta, quel preciso momento di quella volta, in cui ho realizzato che niente mi avrebbe fermato. Quella volta della perquisa. E quella volta che avevo fumato così tanto che le dita delle mani mi sembravano del pongo che si allungava. Ed avevo le percezioni. E per fortuna era una volta diversa da quella della perquisa. Quella volta che il cane stava morendo. Quella volta che mi sono sentito sollevare, quasi da uno strano capogiro. Quella volta che in pochi capivano cosa stessi cercando di spiegar loro. E quella volta che ho detto di nuovo "massì, vaffanculo". Quella volta che ho suonato il banjo. Quella volta che sono diventato Mr. Washing Machine e Simon rideva a crepapelle e dalla spiaggia mi guardavano con gli occhi sgranati, come se fossi un fantasma ed io avevo finito l'aria mei polmoni e barcollavo. Quella stessa volta, o forse era la volta prima, quelle lumachine facevano proprio schifo. Quella volta che messico e nuvole era tutto ciò che volevo. Quella volta che ho sognato di diventare uno che scrive. Quella volta lì ci avevo creduto. Dopo quella volta lì avevo iniziato a scrivere un libro. Poi mi son fermato. Quella volta l'ho combinata grossa. Quella volta, di notte, ho sognato che avevo una moto, gialla. E la parcheggiavo nei cessi della mia scuola media. La volta dopo, la notte dopo, il sogno è ripartito da lì, dai cessi della scuola. Indossavo il casco e ripartivo. Quella volta che Genova ha iniziato a piacermi da non riuscire a parlarne. Quella volta che son caduto che non respiravo più. Quella volta mi sono spaventato. Quella volta che ho pianto. E quella volta che ci ho messo due giorni di Micra strazeppa ad arrivare a Madrid. Quella volta che era meglio parlare, sebbene sapessi che non sarebbe servito a nulla. Come spesso accade. Quella volta che sarebbero bastate delle rose. Ed una bottiglia di vino. Delle volte non bastano, ma aiutano.

8 commenti:

Grace (ma gnappetta della Val Gina) ha detto...

Quella volta che mi sono slogata la mandibola mentre un podologo mi tagliava un'unghia incarnita..
Bellissimo post..l'ho riletto più volte..
Una cosa..
se scrivessi un libro, IO TI COMPREREI :)

Mascia ha detto...

che bello ciccio.

Annachiara ha detto...

cioè ma questo post è bellissimo! sembra scritto da me! ;-) Ego te adòro!

takajiro ha detto...

@grace allora, nell'eventualità, sarai certamente avvisata!

@mascia :)

@annachiara infatti tu sei la mia musa!! ;)

Baol ha detto...

Eh, sì, ma quella volta lì, insomma, come è andata?


ps
Post bellissimo amico mio

TestadiC ha detto...

Non l'ho letto una sola volta questo post..
perchè mi piace e mi fa porta indietro lungo la mia vita.
Mi fa pensare a tutte "quelle volte" che vorrei rivivere e a quelle che non avrei mai voluto vivere.
"Quelle volte" che non torneranno mai ma sono in tutto quello che faccio.

takajiro ha detto...

@baol grazie caro

@testadic sono davvero felice di aver suscitato beu ricordi!

erika ha detto...

wow