Il mio credo.

Credo che la grandezza di un uomo sia soprattutto celata nelle parole che non dirà  mai. Nei suoi silenzi. Nelle sue pause. Negli intermezzi riflessivi in cui guarda il soggetto che gli sta innanzi senza proferire verbo. Credo che la grandezza di un uomo si nasconda in interminabili momenti passati ad immaginarsi una determinata dinamica. Per poi viverne una globalmente differente. Fatta di impulsi nervosi, fatta di costrizioni. Fatta di imbarazzo mal celato. Fatta di oblio. Credo che l'affetto sia un dono imprescindibile, lo è quello di un attimo. Lo è in maniera catarticamente inspiegabile quello di un nonno. Credo negli incontri fugaci. Credo nel vino e nell'alchimia ch'esso è in grado di scatenare, a braccetto con le note di una musica nota. Credo in un Dio onnipotente. Credo nell'ingiustizia quale corollario a teoremi talmente radicati da risultare inspiegabili. Credo nell'amicizia. Credo nei ricorsi. Credo in ciò che affiora nel sentire un profumo conosciuto. In quel sentirsi catapultati in una dimensione priva di spazio o di tempo, in cui immagini di ieri si ripresentano vivide e perfettamente a fuoco. Quando ti sembra che le sue mani sfiorino ancora la tua pelle, quando senti le sue labbra ancora delicatamente sulle tue. Credo nella forza del verbo. Credo nel telefono senza fili. Credo ancora che una cena con pochi amici, condita di memorie e confidenze, adombri quanto di più genuino l'essere umano possa concepire. Credo che la leggerezza sia l'unica cura rivoluzionaria. Credo nei miei tatuaggi, in ciò che rappresentano, in ciò che nascondono, in ciò che non possono rivelare. Credo in ciò che ho fatto. Non condivido, non lo apprezzo talvolta, ma credo. Credo che ciò che è stato, è stato sincero, autentico, inevitabile per certi versi. Credo che mio nonno sarebbe fiero. Credo che sarebbe contrariato per la stagione dell'inter. E credo che ne discuterebbe dal barbiere, infervorandosi ancora. Credo che darebbe a tutto ciò il peso che tutto ciò merita. Un'ora dal barbiere. Zona franca dove politica, calcio e donne riproducono il lasciapassare verso il tuo turno. Credo nel genepy che sto bevendo e nel pianoforte che sto ascoltando. Credo che malgrado tutto, io abbia lasciato qualche ricordo piacevole in tutti coloro che mi hanno vissuto, anche solo per un minuto. Una notte. Una storia. Un insulto. Credo nella forza d'animo come unico motore capace di non fermarsi al rifornimento. Credo in questa notte, così come in molte altre, nate da una lacrima, una commozione e impacchettata davanti alle luce di un monitor. Credo che questo tabacco mi faccia male. Credo che l'orgoglio, il rancore facciano male. Ti corrodano. Si insinuino nei meandri della tua testa. E l'abbiano sempre vinta. Credo in un Buddha rivelatore. Credo che una buona azione prima o poi ritorni. Non credo necessariamente che ogni situazione abbia una spiegazione razionale, ma sono convinto che le cose seguano un loro itinerario. Fatto di inerzia, di forze, di reazioni. Credo di aver sbagliato tanto, ma credo che tornassi indietro sarebbe la medesima cosa. Perché indietro non si torna e ciò vuole dire che quel che ho fatto, l'ho vissuto con la testa di quel momento, con quelle precise certezze, con le chiare paure che una qualunque età porta in dote. Credo nella mia lealtà. Nel mio saper amare. E nel mio modo di dimostrarlo. Credo nella fedeltà di un istante o di una vita intera. Credo altresì che nulla accada per caso, ma sia tutto frutto di un microcosmo chimico e fisiologico. Credo che la sofferenza insegni. Credo che insegni soprattutto a resistere ed a tirare fuori un'energia nascosta, che non per forza sia la migliore che puoi estrarre dal cilindro. Credo negli abbracci. E forse per questo motivo credo vadano centellinati. Credo che però un abbraccio alle volte è la miglior cosa che puoi dare. Senza fiatare. Per questo credo che il tutto sottintenda un equilibrio magicamente instabile, dove errare sia inevitabile. Credo nella poesia, pur non amandola. Credo nella prosa, pur inseguendola strenuamente. Credo di essere zeppo di difetti. Credo siano palesi. Credo che la diversità sia un motore inesauribile e credo che un pensiero sia sempre una novità, uno stimolo. Non credo d'esser senza macchia, ma l'imperfezione rende una qualsiasi cosa unica. Credo che trovare le giuste parole per spiegare le cose sia spesso un'impresa ardua ed inutile talvolta. Per questo credo, e lo ribadisco, che il silenzio nasconda la tua grandezza. Credo che non poter spiegare, non poter proferire le parole che vorresti sia un fardello pesante, che non puoi affidare a nessuno se non a te stesso. Ci farai i conti prima o poi. Ripetutamente. Credo di aver racchiuso in un cerchio innumerevoli emozioni. Mille pensieri e mille lumi negati. Credo nel contrappasso e nel tesoro che porti in dote. Credo che quel cerchio verrà per sempre deformato dal suo interno, ma le pene servono per tenerlo chiuso. Credo nella sensazione di non voler mai finire. Mai chiudere. Mai dichiararsi vinto. Credo nel silenzio. Credo di aver infranto, in un certo senso, il mio credo. 

6 commenti:

Maraptica ha detto...

Amo il silenzio pieno di contenuti, quel silenzio che spiega tutto. Niente rumore, solo essenza di quel che è.

Maria Chiara ha detto...

Credo che tu sia un mago nello scrivere e nel trasmettere emozioni. Credo.

Grace (ma gnappetta della Val Gina) ha detto...

Takajiro, ma quanto mi piace ciò che scrivi e come lo scrivi?
Grazie per esserti fatto trovare..
Passerò da qui spessissimo, perchè in te gia CREDO :)

Annachiara ha detto...

si beh, indubbiamente l'hai infranto di parecchio. Ma io mi domando chi è quella donna che ti fa dire certe cose perché se la becco la corco di bbbotte. Non bisogna farlo soffrire 'sto ragazzo d'oro. E, giusto un consiglio: non ti nascondere troppo dietro ai silenzi....il troppo, a volte, stroppia.

takajiro ha detto...

meringuccia, grazie del supporto...che su di te si può sempre contare! ma sta volta niente donne...è un delirio fine a se stesso! :)

erika ha detto...

io credo nella potenza dello sguardo e dei silenzi