Ho parlato con la regina. Lunga vita alla regina.

Venite a me. Stringete forte e lasciatevi serrare da queste braccia nude e stanche. Sono l'onnipotenza emotiva e vi custodisco, succhio le vostre malattie e aspiro le vostre pene. Ho tra le mani l'essenza di ciò che salverà le vostre viscere, unico appiglio possibile, rappresento il giaciglio dove abbandonarsi e piangere nell'intimità del vostro più recondito riparo. Mi nutro delle dipendenze angosciose e indolente e cinico, nei miei stati polverosi e incoerenti traggo l'ispirazione e la forza per trascinarvi nella catarsi e nella serenità. La leggerezza che vi soffio in fronte è quanto di più prezioso abbia in dote, ma il sudore e la fatica sono prerogative ineluttabili; la lotta è aspra e puttana, viscida sfida contro le forze oscure che minano i vostri pensieri. Nascondetevi dietro me. Stringete forte i miei fianchi e abbiate fiducia, vi scorto fuori dall'ultimo schema tirandovi per i capelli, vi insulto e vi tratto male, vi stritolo l'orgoglio e vi stuzzico il senno. Lasciate i rimorsi agli stolti, voi siete quanto di meglio ci sia. Lasciate i rimpianti ai codardi, voi siete audaci, voi rinascete dalle vostre ceneri, voi non indietreggiate. Non c'è paura, non c'è ansia. Tra le mie braccia c'è la forza, tra le mie braccia c'è la protezione. Le mie braccia sono la serenità. Nulla può farvi male più di quanto non siate in grado di fare voi stessi e allora fidatevi del respiro che avvertite e del battito che il cuore vi pulsa, chiudete gli occhi e appoggiatevi al mio petto, sono per voi il nido nel quale leccarsi le ferite. Riposarsi. E rialzarsi in volo. Raggianti cigni.

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