Alle volte penso prima di addormentarmi. Dicono che si sogni l'ultima cosa che si rimugina prima di perder coscienza, ma io ne ne ho prove. All'alba non ricordo né il sogno, né i pensieri soporiferi. Le necessità che stuzzicano l'appagamento oscillano pericolosamente tra occorrenza e vizio, spesso ne gusti il vero sapore soltanto troppo tardi, quando hai già fatto indigestione. Così ti trovi un alcaselzer tecnologico, che scenda fitto, fitto, scolorando il tuo intorno, come la neve che domani mi toccherà spalare. Taci, cazzo. Taci. Lasciami in preda ad una nausea intellettuale. Respiro a fondo. Respiro a fondo. Respiro a fondo. Respiro a fondo. Do consigli ad un amico, con che diritto poi. Bestemmio e sputo, tanto cosa volete capire voi. Nulla. Sono un essere speciale, ma non ho sentenza, né lezioni. Solo pensieri. Solo sensazioni da assaporare. Una manciata di sogni, qualche misero obiettivo e due spiccioli. Laggiù fa un cazzo di caldo che non si riesce neppure a pensare senza sudare. E senza che ti manchi il respiro, tutto appiccicoso, sollevi di tanto in tanto il tuo cappello di paglia. Lo agiti con veemenza davanti al volto, nel tentativo di creare un po' di aria, un alito di vento sul viso. Ma l'energia spremuta non è commisurata al risultato. Tanto vale prendersela comoda. Sì, controllo io, non ti preoccupare. Sì, me ne occupo io. Ciao. Tanto vale prendersela comoda, sì. Tanto il caldo non passerà prima di qualche anno, lustro o manata di secondi. Ahah, il relativismo del tempo nell'epoca post-moderna è una piaga mai riacutizzata e mentre mi esibisco in un conato dialettico senza significato alcuno, mi verrebbe voglia di suonare un pianoforte, fino a piangere per la commozione. Quando sotto lo sterno senti una mano che accartoccia la carne e tu agiti il busto per seguire una melodia improvvisata, che nasce e muore più veloce di una farfalla, ma al buio del tuo angolo. Fuori i secondi. Tu ed il tuo alter ego vi affrontate in una spaventosa battaglia. Nausea, sudore freddo e tremolio. Le dita insensibili pigiano superfici levigate che rispondono musiche, che allontanano emozioni, che le richiamano, che le mescolano in un lamento sordo e spettrale. Maledetti fausti prodigi. Io vi ringrazio. Perchè forse voi sì che sapete cosa passa nella testa della gente. Ma non ditelo a nessuno.
Un video per il podcast
9 mesi fa
7 commenti:
ciao feffo sono ele... bhè, complimenti... ribadisco il fatto che non so mai cosa aggiungere ai tuoi pensieri e che leggerli è sempre un piacere, un connubio tra malinconia e sarcasmo... sai no, quel sorrisino sotto i baffi... che alla fine è consapevole che quello che ha appena saputo o appreso non è altro che la verità, e convinto del contrario non gli rimane che riderci sopra. a presto
...anche un po' benedetti, i prodigi, no?
A presto
Fassa solo dal titolo del post sapevo già che mi sarei sentito capito!!!
più che capito, compreso...
ma tu hai capito!!
Tu sei un adorabile dissociato, lo sai? :)
ele - ridici sopra ele! forse un sorriso ci seppellirà...speriamo
maria chiara - soprattutto benedetti!
ganassa - diciamo che...ci siamo capiti..
giulia - uhm...ehm...massì..lo prendo come un complimento!
Ecco... giusto appunto.. sembrano parole mie :D !
baci.
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