Linee guida per aspiranti interpreti di sogni.


Castelli in aria. Ne ho. Le sfumature del mio irrazionale si manifestano di tanto in tanto. Vivo di istinto e di convincimento della parte più raziocinante del mio cervello.
Vivo di un romanticismo fatto di sogni, di speranze, della ricerca perpetua di un qualcosa da inseguire, di un qualcosa su cui puntare. Di un qualcosa a cui offrire tanto. E su cui puntare. Penso, ad ogni buon conto, che si debba combattere la quotidianità. Nulla di utopico, nessuna lotta contro mulini a vento di scadenze e 27 del mese. Alle pale del mulino, a loro bisogna dar il giusto peso. Ed una volta dato, bisogna esaltare il resto. Tutto il resto. Bisogna disegnare cornicette colorate intorno ai propri sogni. Bisogna stimolarsi a cercare sempre qualcosa da inseguire. E serve lucidità per non abbandonarsi totalmente ad essi. Serve brillantezza per non far sì che essi diventino fissazione, paranoia, ansia. 
Ci va talento e fantasia per dipingerli come devono essere. Devono frizzare. Devono farti sentire bene. Vivo. Invincibile. C’è stato un tempo in cui i miei sogni nascevano dal bisogno di fuggire. Credo davvero solo da me stesso. Lo dico con sincerità. Una fuga dalla paura di non saper che fare e dove voler andare. Un po’ come cercare. Senza saper cosa. Con la speranza di trovar poi ciò che sarebbe calzato a puntino. Ecco, quando scappi in quel modo allora non sai dove andare. E giri. E cerchi. E giri nel tentativo di trovare un posto che, a ben guardare, ti si addica. Allora i sogni erano vie di fuga alle quali appendersi. Liane da prendere al volo per vedere altri alberi. E con loro nuovo posti. Orizzonti diversi dai quali godere di nuove prospettive. 
Difficile se il tuo cordone ombelicale è ancora tutto intero. Il moto perpetuo a quel punto diventa pendolo. E prima o poi la testa ti gira. E stai male. Oggi no. Oggi è diverso. Oggi ci sono i ricordi del passato. Ciò che è stato. Ciò che non è stato. Ciò che avrei voluto fosse. Questo perché giocoforza quel che sono oggi lo devo alle impronte impresse ieri sul terreno lasciato alle spalle. E credo anche a quelle non impresse, in fin dei conti. Alle strade solo guardate da lontano, con sospetto. Ho fatto tanto. Ho evitato molto altro. Non ho rimpianti per definizione. Per carattere e caratteristiche. Non ho rimorso alcuno. Vedi sopra. Inutile star qui a recriminare su ciò che si è fatto o grattarsi a sangue via la pelle per ciò che non è stato. O è stato male. Sbagliato. E' sicuramente andata come doveva andare. E sono sicuro di aver sempre fatto le cose che dovevo fare. Oggi i sogni che ho, le immagini oniriche che mi si parano davanti sono tutti lì a ricordarmi che sono vivo. E che voglio combattere le timbrature quotidiane. Non è una lotta di classe, non è disprezzo al sistema. Nulla di concetto. E' istinto di sopravvivenza, credo. Puro. Viscerale. Genuino. E' un periodico risveglio dal letargo ed un modo come un altro per assaggiare quanto di buono puoi trovare intorno a te. Un riempirti gli occhi ed i polmoni di immagini, di aria fresca. Di nuovi lidi. E' un porsi confini per il semplice gusto di arrivare così vicino da fargli il solletico. Costringendoli a scansarsi un po’ più in là. A fare quel saltello, quello scatto di nervi. Con il sorriso stampato in volto. E' l’abitudine al non abituarsi mai.

7 commenti:

Arianna ha detto...

Alcune cose vorrei averle scritte io, lo sai.
Cercherò di disegnare le cornicette più belle di sempre. E poi te le farò vedere :)

takajiro ha detto...

E io non vedo l'ora di vederle :)

Annachiara ha detto...

Io invece mi gratto molto spesso. Chissà cosa direbbe l'aspirante interprete di sogni in proposito !!!

takajiro ha detto...

annachiara, c'è della pulizia da fare!

pOpale ha detto...

mi hai fatto venire voglia di schiacciare un pisolino :)

p.s.: per provare che non sono un robot per commentare mi chiedono di scrivere "popSanti" ...

takajiro ha detto...

beh, popsanti non è mica niente male!
potresti usarlo come pseudonimo ;)

Baol ha detto...

Minchia, la lotta di tutti i giorni...ci becco certe mazzate.