Lo zen e l'arte della comunicazione telepatica.

Stavo nuovamente comunicando telepaticamente con il mio cane, quando mi faceva notare una cosa interessante. Lui diceva che ad un certo punto diventa inevitabile dover scendere a patti con i propri vizi e con la propria natura, facendo buon viso a cattiva sorte. Io lì per lì non capivo, anche perchè la comunicazione, devo ammettere, risultava per certi versi affannosa. Lui si ostinava a divorare crocchette multivitaminiche a base di carne e verdura e non era tanto per la bocca piena, dato per assunto lo scambio di confessioni su base subatomica, quanto per le sgradevoli interferenze stuzzicate da un difetto cartilagineo della sua mandibola. Ciò detto, dicevo, e tralasciando questi inutili particolari, il demonio canino mi faceva notare di come l'accordo con la sostanza di cui noi esseri viventi siamo costituiti diventa condizione imprescindibile per un'esistenza vissuta a galla. Prendi me, diceva, credi sia facile rotolarsi incondizionatamente in letamai puzzolenti nonappena ne ho la possibiltà? No di certo, incalzava, tra una sgranocchiata e l'altra, ma la natura fa il suo corso e contro l'istinto è difficile patteggiare. Mi diceva che è giusto prendere le cose per come sono nella loro interezza, limando i particolari più spinosi, così da modellare e levigare superfici irritanti. Incalzava facendomi notare di quante essenze favolose abbia avuto per le mani, entità poco astratte che senza peli né coda cercavano un pasto tiepido e della compagnia. L'universo canino è particolarmente attivo e mentre cozzavo con una preponderante inclinazione, slacciando la salopette da meccanico, rigorosamente portata con un papillon a poix e la bandana penzolante dalla tasca, il figlio del male a quattro zampe mi lanciava impulsi elettromagnetici cercando di stimolarmi a prendere coscienza di quanto fino a qui raggiunto, capendo che dietro la collina non c'è piu nessuno, solo un maialino rosa che mangia robaccia. Ho provato a controbattere, inneggiando alla lotta continua contro le ingiustizie caratteriali e contro i soprusi, ma mi ha snocciolato teorie romantiche, evidenziando come l'inquietudine e l'irrequietezza dell'individuo finiscono per stremarlo, se l'individuo in questione risulta essere talmente cocciuto da non accettare la propria natura. Tale e quale per noi cani, mi diceva, spronandomi a valutare l'effetività di talune argomentazioni, quali ad esempio il sedersi a gambe incrociate, prendendo coscienza e accondiscendendo a certe evidenze comportamentali, ma ancor prima psicofisiologiche, che ad onor del vero risultano talmente radicate da invisibilizzarsi. Come un ninja, tanto per intenderci, no?! A suo dire la razionalizzazione con cui gettiamo il nostro sguardo sul mondo è esasperata, tanto da non permetterci di valutare serenamente che le cose possano seguire itinerari dissimili, salvo poi bruscamente piombare in una spirale di nuove teorie psicofilosoficoempiriche, questa mica l'ho capita, sostanzialmente in seguito a circostanze traumatiche. Allorquando spogli delle proprie certezze si è di una certa predisposizione al dialogo con l'infinito, meno logorroici e più bendisposti ad ascoltare con senno gli impulsi nucleari che ci bombardano la calotta cranica. A questo punto la belva mi invitava ad inspirare, fare un bel sorriso al sole alto e mettermi l'anima in pace. Sono e sarò sempre un fottuto genio maledetto. Qui c'è stata un'interferenza, ma son quasi sicuro che mi abbia detto questo.

1 commenti:

Baol ha detto...

Secondo me hai sentito bene...