La leggenda del Clan del Brancher - Cap. 2 - Dio non gioca a dadi. Tranne che nel caso dei piedi del Russo.

Martedì 12

La notte è una corsa senza fine verso quella che indicativamente sarà la nostra prima meta: San Sebastiàn. Il branco si alterna alla guida, sfruttando ogni momento buono per riposare, dormire o leggere qualche pagina di un buon libro. Sto leggendo Gran River di Wu Ming, sempre di viaggio si parla. 
Alle prime luci dell'alba the Grubby chiede il cambio alla guida e mi metto al comando del Brancher. The Phantom accanto a me.
Caldissime tonalità di giallo e di arancio spingono il sole verso il cielo all'orizzonte lontano alle nostre spalle e quella stessa straordinaria forza sembra aiutare anche il nostro cammino, stanco, spossato, ma stabile e sicuro. Il trionfo di colori che fa fiera mostra di sé dietro noi inizia a svelare minacciose nubi di lì a poco sopra la nostra strada e Biarritz alla prossima uscita.
I pochi occhi svegli decidono che l'occasione di bagnare i piedi nell'oceano francese è di quelle da prendere al volo. Guido attraverso stradine sconosciute, in attesa di qualche indizio che possa svelarci il mare. Chiediamo timide informazioni ad alcuni sparuti autoctoni, la maggior parte dei quali amanti del fitness mattutino. Dopo qualche minuto l'immagine è da togliere il fiato: sei cristiani puzzolenti escono da un camper e si affacciano ad una terrazza. 50/60 metri sotto di noi l'oceano e una spiaggia di un beige scuro, lunghissima. Scogli e surfisti. Sopra noi grigio. Bianco. E nubi nere. In lontananza una tempesta sconvolge il mare.
Scale sfalsate ci portano a posare i piedi sulla sabbia, in una manciata di minuti siamo in mutande. Vestiti e scarpe sugli scogli e la corsa si infrange dentro un'onda di modeste dimensioni. La corrente è forte, ma l'acqua molto meno fredda di quanto me la immaginassi.
Sono le 8:00 del mattino e dopo una nottata in viaggio corriamo nell'oceano, inseguendo approssimative gittate di una pallone da football semi sgonfio, a poche decine di metri da quelli che mi auguro siano esperti surfisti! altrimenti il viaggio potrebbe concludersi malamente molto presto...
Mi sento libero, potente perché in quel momento sono padrone del mio destino. Il mondo alle 8:15 di martedì 12 agosto è tutto lì, su una spiaggia bagnata dall'oceano. Non serve altro. Una lingua di sabbia di una cinquantina di metri, a piacimento delle onde che vi si infrangono, delimitata da scogli e scale tagliate in una vegetazione verdissima che ti issano là dove il mondo finisce. E i soliti sei cristiani. Un po' meno puzzolenti e un po' più liberi, fieri. Sinceri. 
Non servirebbe neanche la tempesta forse, ma ormai è arrivata. Poco male.

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