Burning back holes in dark memories.

Quello che succede non si può spiegare con del razionale. I patetici sforzi profusi nella parafrasi di momenti vissuti sono come mani che pigiano sulla tua nuca, togliendoti la possibilità di emergere dalle acque nere. Il prestigiatore alla tua festa di compleanno che ti scherza innanzi ad amici divertiti del tuo imbarazzo, il trucco c'è ma non si vede. Fresche dinamiche sono folate di vento che giocano con il tuo equilibrio, mentre audace cerchi di non perdere neanche un granello della sabbia che porti nelle mani, la stessa sabbia con cui vorresti rafforzare un castello di carte. Ben Harper è una costante della mia intimità e la sua presenza arpeggia sulla mensola vicina a me, birra rossa e trinciato, in un vortice inesorabile di pensieri ed emozioni...le poche parole lanciate nel mucchio, sassate su specchio che crepan silenzi..Dicono che le essenze inquiete divorino per essere dannate e che in loro pervada un fuoco che brucia. La bestia in corpo, caro mio, la bestia si nutre. Un dialetto non troppo lontano mi commuove, mentre colgo note ritmate che mi pizzicano il naso; mi accorgo di quanto siano nella realtà prossimi concetti dicotomici, disegnano un cerchio senza mai staccare la matita dal foglio disturbato da una tecnica quadrettatura. Sono punti che sorgono ad antipodi di pensiero, così distanti e complicati da attrarsi così vicini da riuscire ad irritarsi a vicenda, lasciando solo vuoto, affanno a tante belle cose. Nascosto nel buio razionalizzo Leonard Cohen. La schiavitù più crudele è quella dal proprio pensiero, dalla propria cocciuta testa, che così strenuamente ti porta ad aggrapparti ad insensati ragionamenti, in virtù di evoluzioni che nemmeno conosci a fondo. Scambi parole ad effetto con un perfetto sconosciuto che sorride nella sua ignoranza, interpretando ogni tuo gesto, ogni tua smorfia, rilanciando bombe a mano che cerchi di prendere al volo, nell'illusione che un impatto più dolce eviti il peggio. Eviti l'esplosione. Delle volte il Supertramp che mi strattona dall'interno mi lancia messaggi in codice, roba già sentita, roba che quell'illustre sconosciuto ha magicamente aiutato a riaffiorare. E ti senti solo. Solissimo nei meandri del tuo labirintico personaggio, lo stesso che impersoni ogni giorno. Mi chiedo effettivamente quanti ce ne siano, quanti ne traspaiano. Se si tratti di facce di un cubo di rubik color carne e castano chiaro o se sia piuttosto una tenera illusione. Mi dispiace. Mi dispiace di tutto. La stellina che vedo brillare sopra la mia testa mi suggerisce una serena notte. E così sia, se vi pare. Non per questa notte però. Non per questa.

3 commenti:

... daisy... ha detto...

Mi mancavano veramente i tuoi racconti poetici...

Anonimo ha detto...

fantastico

Annachiara ha detto...

Primo: faccio uno sforzo incredibile a leggere bianco su nero. Non potresti fare qualcosa per una delle tue lettrici più vecchie e affezionate?
Secondo: tu sei indubbiamente fuori di testa anche solo a voler tentare di razionalizzare Leonard Cohen.
Terzo: Poi Ben Harper passa. E tornerai a vivere.

P.S. Sei proprio sicuro che la mia roba sia meglio della tua? ;-)