Cara CCC, ci siamo vissuti.
La partenza, finalmente, e poi la pioggia, la pioggia e la pioggia forte. I volti amici alle spalle, il fango, la salita ed il vento. Le aquile, un gel, dei mirtilli e poi la discesa ed il fango. Il garmin, i cracker, il mangia e bevi ed il fango. I volti amici in fronte, un abbraccio e poi di nuovo alle spalle. La nebbia, il vento, il fango e quello stato inebriante in cui smetti di pensare allo sforzo, perdi la percezione del tempo e corri in uno stato di presente assenza. I messaggi degli amici, i “bon courage” degli sconosciuti, il riso con il brodo, il fango e la pioggia. Mamma e Papà! E poi una luna elegantissima e luminosa e non più la pioggia. Il sonno e la musica, le rampe da baciarti le ginocchia. I massi comodi, quelli che “o riposano o son morti”, la Svizzera da cartolina e la Francia in abito da sera. I cinesi! Mia sorella e gli Angeli dell’assistenza. Ed il team “Parola” unito verso la notte ed oltre.
La nausea, il sudore, il freddo e le prime luci dell’alba, laggiù all’orizzonte. Che ti scaldano gli occhi prima della pelle e ti fan venire voglia di spegnere la frontale edi ringraziare. I biscotti umidi, il nescafè, le campane ed il benedetto sole e poi il caldo e sempre più sudore. Le gambe rigide, il male ai piedi, le vesciche e le ginocchia che scricchiolano. Le caviglie doloranti.
Poi, ad un certo punto, la senti arrivare.
Quella consapevolezza che non te la toglie più niente l’emozione del traguardo.
Quella fierezza, quella commozione, quella meravigliosa ed accattivante lucidità latente che ti sussurra che stai per vedere quel famoso tappeto. Quell’archetto blu.
Ed in un attimo, che neanche te ne rendi conto, quasi sbatti addosso alle tue Figlie che ti aspettano da non sai neanche quanto per prenderti la mano e correre al tuo fianco, tra ali di esseri umani in festa per il gusto stesso della festa.
Per il gusto dell’esaltazione ammirata della talentuosa e sovrumana fatica del primo come di quella eroica e tremendamente umana dell’ultimo.
Gli eroi ed i comuni mortali.
Ed io tra questi che con le lacrime nascoste dagli occhiali “sfreccio” sul rettilineo finale scortato dalle mie bambine e dai loro sorrisi e da Claudio, senza il quale non sarei qui e cui va un grande quanto quello che va a Quaglia.
Il sorriso della mia bellissima moglie, l’abbraccio con l’Avvocato ed i baci dei miei.
E poi, un attimo di intimità sugli sgabelli: Ludo, Mati ed io.
A berci una coca e sentire “che avete fatto ieri”, come se non fosse successo niente.
Come se fosse successo di tutto.
Ci siamo vissuti, dicevamo.
E’ un gran bel vivere.
Viva.


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